La corsa al ribasso

La corsa al ribasso

Una delle più grandi lamentele che sento sempre dai fotografi (oltre alla piaga dell’abusivismo) è la corsa al ribasso della maggior parte dei colleghi.
I motivi? Quasi tutti futili e dettati dalla “pancia”, senza analizzare davvero il problema.

Abbassare il prezzo è, quasi sempre, il modo migliore (se non l’unico) di inserirsi nel mercato non avendo altri argomenti. Spesso non è nemmeno un problema di qualità.

Il vero problema di tutti (o quasi)? L’essere tutti uguali o meglio, offrire tutti lo stesso tipo di servizio.

Dall’avvento dei social dove tutti pubblicano tutto, ognuno “spia” cosa fa l’altro cercando, in qualche modo, di imitarlo.
Bene, tutto questo sai a cosa porta? All’appiattimento dell’offerta.

Ecco di seguito, alcune descrizioni che alcuni fotografi fanno del loro lavoro:

Il reportage del matrimonio, uno stile senza pose, naturale e spontaneo per le foto del vostro matrimonio. Voi vi divertite, noi scattiamo!

Fotografo professionista specializzato nel reportage di matrimonio e ritratto.

Fotografo di matrimonio in stile reportage e ritratto creativo.

xxx, studio fotografico specializzato in reportage di matrimonio.

xxx e’ un fotografo professionista specializzato in reportage e fotogiornalismo di matrimonio.

Sono un fotografo professionista specializzato in reportage matrimoni. Fotografo il vostro matrimonio in modo discreto, senza farmi troppo notare.

Come vedi, tutti fanno reportage.

Se tutti offrono lo stesso servizio, qual’è l’unica discriminante che resta al cliente?
Il prezzo.

Immaginiamo per un attimo di aprire uno store di elettronica:
Cosa ci potrebbe differenziare dai grandi colossi (e cosa li differenzia uno dall’altro)?
Considerando che vendiamo le stesse cose (i TV Samsung li vendono tutti), rimane una sola cosa: il prezzo.

Perché dovrebbe essere diverso per i fotografi?

In realtà qualche altra discriminante ci potrebbe essere, ma analizziamo insieme qualche aspetto di marketing fondamentale che, a parte qualche caso, i fotografi ignorano del tutto o quasi.

Una delle regole fondamentali del marketing è essere il primo in una categoria. Se tutti scopiazzano tutti, arrivano millesimi, altro che primi. Ora è di moda fare “fotografie in stile reportage” oppure “senza posa” (questi sono i termini utilizzati di più). Abbiamo la necessità di dare un nome a quello che facciamo altrimenti siamo fuori moda, siamo out. Oggi non basta più l’etichetta “fotografo di matrimonio“, è necessario essere “fotografo di matrimonio in stile reportage“, perché così usa la massa e, non avendo altre idee, mi adeguo, diventando uno fra mille.

Anzi, ancora meglio: se ti fai un giro su Facebook, troverai millemila fotografi che si autodefiniscono “Wedding Photographer”. Ormai il matrimonio non lo fa più nessuno, solo “Weddings” per poi scoprire che fanno servizi fotografici solo al paesello dove a stento si parla italiano. Però “Wedding Photographer” fa figo.

L’inghippo sta nel fatto che, purtroppo, spesso non si ha nemmeno la più vaga idea di cosa si sta facendo. (Se questo è il tuo caso, considera l’ipotesi di iscriverti al Campus di Torino, ti rivoltiamo come un calzino. Ed è una promessa, non una minaccia 🙂 )

Col tempo e un buon lavoro, si può arrivare a dare l’idea di essere un’autorità nel settore, un esperto di cui fidarsi. Questo si ottiene curando, soprattutto sul web ma anche offline, la propria Brand Reputation e Brand Awareness.

Purtroppo, a parte qualche poesia, i fotografi non si spingono oltre, almeno la maggior parte di essi.

Ti lascio con una domanda: usi assiduamente e bene il blog sul tuo sito? (Sto dando per scontato che tu abbia un sito, perché ce l’hai, vero?)

Il discorso è molto lungo e verrà affrontato in maniera più approfondita durante il Campus NAWC di Torino ad Ottobre.

I maggiori termini di ricerca per questo post:

Gianni Russo
giannirussoweb@gmail.com

Esperto webmaster e web marketer con la passione per il social media marketing. Adobe Certified Expert per Photoshop ma adora Lightroom :)

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